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ATTENZIONE AI FINIMENTI ©

Pubblicato il 05 giugno 2019 alle 09.15

Ad oggi sono molti i cavalieri, professionisti e non, che ancora fanno uso del chiudibocca e fanno indossare ai loro cavalli capezzine troppo strette o posizionate male.

La capezzina e (ancora di più il chiudibocca nascono come finimenti "utile" ad impedire al cavallo di aprire la bocca durante il lavoro. Ma dietro al loro utilizzo, c'è davvero un principio di apprendimento corretto??? E dove è il limite?

Facciamo un passo indietro...

Nel 1956 venne indicata come "regolazione ottimale" della capezzina (e del chiudibocca) , il passaggio di due dita adulte tra il muso del cavallo e il finimento. Una direttiva troppo approssimativa, che portò poi, ovviamente, a personali interpretazioni.

Man mano che le ricerche progredivano, si è potuto notare che l'area in cui poggia il chiudibocca e la capezzina, è molto sensibile.

Si è cominciato perciò a tenere in considerazione l'idea che, forse, il cavallo potesse sentire male...

Da lì la ISES fece delle ricerche e prese a campione 750 cavalli e ponies, impegnati in attività agonistiche a livello nazionale ed internazionale: il 44% dei soggetti indossavano la capezzina in maniera così stretta che non fu possibile fare la misurazione con il calibro ISES. Soltanto il 7% dei cavalli presi a campione la indossavano secondo la direttiva imposta nel non lontano 1956.

Ma quali sono i reali effetti di una eccessiva pressione in aree così sensibili?

- possibile compromissione della vascolarizzazione e delle strutture superficiali del muso

- coinvolgimento dell'arteria nasale laterale, vene e nervi e di i diversi gruppi muscolari

- desensibilizzazione totale in quella determinata area

- difficoltà respiratorie

(fonti di ricerca)

Non è forse vero che il principio del rinforzo negativo è il rilascio della pressione? Ma con un finimento messo e lasciato sul muso per l'intera sessione di lavoro, in che modo e quando viene rilasciata la pressione?

Le teorie di "far imparare il cavallo a...." non reggono. Più noi decidiamo di stringere maggiore sarà la consapevolezza di arrecargli dolore per impedire un'azione che, sostanzialmente, non desideriamo.

Non è forse vero che qualsiasi animale, umano o non, se prova emozioni negative o sente dolore, fatica ad apprendere positivamente e mette in atto comportamenti di difesa??

Impariamo a conoscere gli effetti degli "aiuti" e dei finimenti che magari ci propongono di utilizzare ed impariamo il buon senso nell'utilizzarli, nonché la loro necessaria (?) utilità.

Passi la capezzina, posizionata nella maniera corretta e non stretta, ma basta con questi chiudibocca!

Tempo, studio, pazienza, comprensione ed amore portano ad avere dei risultati, non la fretta e la voglia di ottenere successi a discapito di quello di dovrebbe essere il nostro partner equino!!!!©

Elena Cammilletti.


Categorie: Equitazione Etologica

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