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Stalloni: la loro gestione è materia sempre di grande dibattito

Pubblicato il 12 novembre 2018 alle 08.30

Si sente spesso dire che gli stalloni sono pericolosi e di difficile gestione. In molti casi è vero, ma vi siete chiesti perché?

Allo stato brado lo stallone tende ad essere dominante rispetto al l'harem e si unisce solitamente a gruppi di femmine che variano da un numero di 2 a un massimo di 20 (il numero ottimale sarebbe di 5-7 femmine per stallone).

La convivenza forzata di più stalloni all’interno di un determinato spazio territoriale o dello stesso branco porterebbe a continui scontri gerarchici.

Il ruolo dello stallone all’interno del suo branco è quello di riprodursi, proteggere l'harem da eventuali minacce e allontanare altri stalloni impertinenti.

Il codice comportamentale degli stalloni è tipico della sfida 1:1 necessario ad affermare la loro dominanza, utilizzando un linguaggio molto fisico (morsi, calci, rampate, ecc.) che solitamente termina con l’allontanamento del soggetto più debole.

È necessario perciò per gli stalloni essere a contatto costante con il branco, al fine di soddisfare le loro esigenze fisiologiche.

Gli stalloni selvaggi di un branco dimostrano una profonda consapevolezza e protezione verso i loro piccoli e anche gli stalloni ‘scapoli’ offrono protezione ai giovani: viene perciò sfatato il mito che gli stalloni alla stato brado sono aggressivi e violenti. E per di più, non tutti gli stalloni hanno la capacità di essere riproduttori abituali: essi infatti non nascono tutti uguali nella produzione di testosterone.

Con l'addomesticamento e la gestione "umana" di tali soggetti tutto questo viene a mancare, creando in questi cavalli un senso di frustrazione così alto da aumentare ed innescare un codice comportamentale difficile da gestire e molte volte per noi pericoloso.

L’isolamento forzato in box 24 ore su 24, l’impossibilità di entrare a contatto con giumente e prole, di creare dinamiche sociali importanti per la loro individualità (considerando che “stallone” si diventa a circa 2 anni, momento in cui in natura i maschi lasciano il branco natale per formarne uno loro o entrare a fare parte di quello dei maschi scapoli) e loro gestione/addestramento molte volte duro e inappropriato, innesca quel lato della personalità che riconosciamo come dominante ed aggressivo.

Se si ha un cavallo e non si ha nessuna intenzione di farlo riprodurre e non si può gestirlo come natura vuole per motivi ovvi di spazi, economici, ecc., sarebbe opportuno castrarlo e darli la possibilità di condurre una normale vita sociale insieme ad altri cavalli.

Se si lascia stallone bisognerebbe stare attenti a gestire le seguenti dinamiche:

- Vicinanza ad altri maschi: con i quali non potrà stabilire gerarchie e affermare la propria dominanza per “barriere” strutturali (box, paddock, fili elettrici, ecc.)

- Vicinanza di femmine in calore: con le quali non potrà riprodursi

- Dargli la possibilità di stare all’aperto senza innescare frustrazione per la lontananza dagli altri cavalli

- In box tenergli impegnati con un’alimentazione idonea (tante volte al giorno/ fieno costante) e giochi cognitivi

Questo gioverà alla sua mente al suo corpo.©

Elena Cammilletti

Rieducatrice Etologica Cavalli

https://www.facebook.com/rieducatricecavalli/



Categorie: Il cavallo: aspetti zoologici ed etologici

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